Partire da ciò che il bambino nota
Prima di saper spiegare un’emozione in modo astratto, un bambino spesso la riconosce in un volto, una postura, un colore o una scelta nella storia. Il personaggio diventa così un punto di partenza senza pressione: si parla prima di ciò che si vede sulla pagina e poi si lascia al bambino la libertà di restare nella storia o collegarla alla vita reale.
Le immagini invitano a guardare da vicino
Le illustrazioni custodiscono dettagli a cui i bambini possono tornare. Chiedete che cosa un personaggio nota, prova o potrebbe aver bisogno: non esiste una sola risposta giusta.
Un nuovo mondo cresce piano
L’immagine è una piccola finestra su un futuro mondo Marty Talefox. I suoi dettagli restano segreti, ma è pensato per guardare e leggere insieme.
Dare un nome a un’emozione senza volerla subito aggiustare
Un albo illustrato crea una piccola distanza da un’emozione difficile. Si può partire dal personaggio: che cosa suggeriscono viso, postura o ambiente? Parole come deluso, geloso, orgoglioso, nervoso o sopraffatto allargano il vocabolario emotivo senza obbligare il bambino a parlare di sé. Il collegamento con la vita reale può arrivare quando sarà pronto.
Allargare il vocabolario delle emozioni
I bambini piccoli usano spesso poche grandi parole: felice, triste, arrabbiato. Le immagini aiutano a essere più precisi: nervoso non è proprio spaventato, frustrato non è furioso, solo non è semplicemente triste. Non serve trovare l’etichetta perfetta; è più utile offrire diverse parole possibili.

